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TRA TE E ME

Tra te e me, 2022, performance e installazione, all’interno di CONNEXXION, Festival diffuso di Arte Contemporanea, a cura di Livia Savorelli, Cappella ex Ospedale di San Paolo, Savona.

E’ un progetto site specific che aspira a scandagliare e a ribaltare le prospettive del dolore, della sofferenza, dell’incomunicabilità culturale e religiosa tra gli individui (ne sono un triste esempio la dinamica criminosa tra Oriente e Occidente, tra Russia e Ucraina) per suggerire nel suo svolgimento l’alternativa simbolica di una politica di cambiamento. Un cambiamento dove il perdono consapevole, il dialogo, l’ inclusione sociale e la dimensione di cura e conforto rappresentano gli unici eccezionali strumenti umani in grado di ripristinare senso e obiettività al tempo che stiamo vivendo.

CARILLON

Carillon, 2022, performance e video installazione, all’ interno di The Tilted Body/Il corpo inclinato, Festival Internazionale di Performance Art a cura di Lori Adragna, per BAM-Biennale Arcipelago Mediterraneo, Palazzo Merlo, Palermo.

E’ un intervento performativo e partecipato che accoglie riflessioni poetiche riconducibili ai temi dell’accudimento e dell’ascolto profondo. Carillon accoglie codici comunicativi ed espressivi differenti tra loro per invitare i partecipanti, ciascuno come può, a riflettere sul significato di “umano” e sulle istanze che lo definiscono tale; istanze che per me hanno a che fare con la dimensione del cuore, del sentimento e della capacità di generare la vita nonostante le tante contraddizioni legate anche al vivere contemporaneo.

GEORITMIE

Georitmie, 2021, performance e video installazione, all’interno dell’omonima mostra personale, a cura di Livia Savorelli, Vijion Art Gallery, Ortisei (BZ).

L’azione vuole essere un invito alla riflessione, all’ascolto profondo nei confronti del prossimo, alla responsabilità morale che ciascuno ha nei confronti delle persone sofferenti – non solo dei propri cari. E’ un invito  alla presa in cura dell’altro, soprattutto in un momento delicato come quello attuale anche solo per l’istante di un fragile e prezioso battito di cuore, per avviare, tramite il processo artistico – ciascuno come può – un percorso  di evoluzione collettiva.

(NON) POSSO FARE A MENO DI ME 

(Non) posso fare a meno di me, 2020, performance e installazione, all’interno del Ceramic Performance Festival, a cura di Matteo Zauli, Museo Carlo Zauli, Faenza (RA).

E’ un progetto performativo site specific che accoglie riflessioni poetiche ed estetiche sia legate all’identità del luogo, sia alla mia indagine artistica generale. (Non) posso fare a meno di me, desidera interagire con le tematiche della ricerca dello scultore Carlo Zauli in questo luogo di forti connotazioni storiche e identitarie e  condividere con i presenti un’esperienza “sentimentale” significativa.

AL POSTO MIO

Al posto mio, 2020, video, 4:17

Sembra un fermo immagine il cui focus è puntato su una finestra di un interno abitativo da cui è possibile osservare e riconoscere una strada urbana, forse di un paese o di una qualsiasi altra città Italiana: inizia così Al posto mio, un intervento di video performance pensato e filmato tramite la cam del mio iphone, dalla finestra dello studio della mia abitazione a Bologna.

DI OGNI BUIO, DI OGNI LUCE 

Di ogni buio, di ogni luce, 2019, performance e video installazione, a cura di Lori Adragna, Macro Asilo, Roma.

E’ un progetto interdisciplinare ancora in fieri che accoglie riflessioni sui temi universali dell’identità, dell’incontro profondo con l’altro e della fiducia positiva nel cambiamento: un cambiamento che è possibile solo attraverso il dialogo e il confronto autentico tra le persone, al di là di qualunque tipo di differenza legata alla cultura di appartenenza, all’etnia, all’orientamento sessuale, all’età e al credo religioso.

Il progetto si compone di momenti di silenzio, di interazioni individuali e collettive con i presenti al fine di condividere, da un lato un’esperienza estetica specifica di arte contemporanea, dall’altro un’esperienza “sentimentale” paradossalmente molto concreta e reale.

Salone dei Forum MACRO ASILO

Salento

L’ALBERO DELLE BUGIE

L’Albero delle bugie, 2018, performance e video installazione, all’interno della mostra personale La tolleranza del Corpo, a cura di Alberto D’Ambruoso, Adiacenze, Bologna.

L’albero delle bugie è un progetto performativo ampio, appositamente pensato per gli spazi del Macro Testaccio di Roma. Successivamente riproposto presso lo spazio espositivo Adiacenze a Bologna, esso ha accolto riflessioni legate al mistero della vita e della morte, nonché alle radici culturali dell’individuo e all’identità specifica del luogo, aspirando altresì a far emergere, nell’atto performativo tra artista e presenti, un momento di emotiva e simbolica comunicazione con l’ “Altro”.

CENTRUM NATURAE 

Centrum Naturae, 2014, performance e installazione, all’interno dell’omonima doppia personale con Giovanni Gaggia, a cura di Roberto Paci Dalò, Chiesa di Santa Maria Maddalena, Pesaro.

Centrum Naturae è un progetto articolato e complesso incentrato sul Corpo e sulle relazioni possibili con l’Altro e il mondo. In questa performance, la mia ricerca e quella di Giovanni Gaggia, dialogano per affinità poetica in modo profondo e amplificano l’intensità emotiva dell’intervento condiviso.  Nel 2017 abbiamo riproposto Centrum Naturae, all’interno del Festival Gender Bender, a cura di Daniele Del Pozzo, Cassero LGBT Center, Bologna.

TEOREMI PERFORMANCE FESTIVAL 

Teoremi performance festival, 2014, a cura di Giulia Casalini, Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce e luoghi vari, Genova.

Teoremi è il primo Festival di Performance italiano contro le discriminazioni di orientamento sessuale e d’identità di genere. Il Festival Teoremi si offre come momento di riflessione partecipativo sugli aspetti discriminatori della realtà italiana, focalizzandosi nello specifico sulle problematiche omofobiche e transfobiche che affliggono il nostro Paese.
Prendendo come riferimento il titolo dell’omonimo film di Pier Paolo Pasolini, l’intero progetto desidera riformulare quei postulati – o “teoremi” – etico-comportamentali che in Italia legano tutt’ora fattori di cultura e di “valori tradizionali” a continue discriminazioni interne alla propria comunità.

YANTRAS

Yantras, 2014, performance e intervento audio, a cura di Alviani ArtSpace (Pescara), Martina Corbetta (Giussano), mc2 gallery (Milano) e Rossmut (Roma), all’interno di The Others off, ex Carcere Le Nuove, Torino.

L’intervento performativo corale insieme a Giovanni Gaggia e Tiziana Contino, desidera aprire con il pubblico un momento di riflessione e di silenzio come forma di rispetto e preghiera per tutte le persone che hanno transitato e perso la vita nel carcere “Le Nuove”, da sempre luogo di grande sofferenza e dolore.

ANTHOZOA

Anthozoa, 2013, performance e installazione, MAP – Museo Mediterraneo per l’Arte Presente -Brindisi.

Anthozoa è un’azione scandita da due momenti con modalità d’interazione simboliche diverse, che sono integrate e connesse al progetto complessivo: il primo è rappresentato dallo svolgersi dell’evento stesso in una dimensione di interazione collettiva tra l’artista e i presenti; il secondo si riferisce a un campo d’azione che vede coinvolto, alla fine dell’evento e in una dimensione temporale privata e successiva, solo il fruitore.
Il progetto propone differenti chiavi di letture. Tra queste vi è un riferimento al mito greco di Medusa, che diventa pretesto per una riflessione sul mistero della vita e delle sue rigenerazioni.

FRAGMENTS

Fragments, 2012, performance e video installazione, spazio NovaDea, Ascoli Piceno.

Fragments è un progetto site specific pensato per lo spazio NovaDea di Ascoli Piceno. Esso desidera far riflettere sull’interazione tra quattro dimensioni: il corpo, lo spazio, il tempo e la memoria. L’intento è di offrire ai presenti, nell’atto e per la durata dell’azione, una quinta istanza: quella possibile soltanto attraverso le reciproche contaminazioni di essi.
L’intervento aspira a contenere istanze molto diverse tra loro, in una contaminazione di linguaggi visivi che ne esalta la convivenza e l’incontro nella dimensione presente.
Nel 2013 ha preso parte alla rassegna performativa Let’s Body talk, a cura di Isabella Falbo, Circolo ARCI Alice nella città, Crema.

IN TO THE CORE

Into the Core, 2011, performance e installazione, Sponge Living Space, Pergola (PU).

Into the Core è un progetto site specific pensato per l’home gallery, Sponge Living Space..

È un’azione emotiva e mentale che aspira a cambiare le coordinate dello spazio traducendole in una propria estensione. Qui il concetto di corpo, (dove il mio Corpo è il tramite per una riflessione più ampia) si sposta in un primo momento sulla sua assenza, sul corpo ingombrante che manca e coinvolge i fruitori in una dimensione virtuale di traslazione identitaria. In un rimando continuo di significati tra il naturale e l’artificiale, tra il profondo e il superficiale, tra l’individuo e le sue molteplicità, la performance si offre come spazio fluido di assoluta alterazione.

HUMAN

Human, 2009, performance e installazione, CRAC, Cremona.

Human celebra la trasformazione del corpo dove il genere e la forma non definiscono più l’essere umano, la sua singolarità e la sua appartenenza. Lo spazio, invaso da luce rossa, rivela una condizione di attesa e sospensione. Sono distesa su una barella.
Il mio corpo giace immobile. È un corpo contaminato, che aspira a una visione aperta e persino incerta dell’identità individuale, fisica e psichica. È un corpo nudo, consapevolmente messo in scena nella sua natura di ibrido: è maschio, è femmina, è animale, è vegetale.
Così esibito e offerto, esso propone al fruitore la ricombinazione dell’identità individuale e l’ibridazione dell’io (Gilles Deleuze e Felix Guattari).

OBSCURATIO

Obscuratio, 2008, performance e installazione, Fuoriziona Arte Contemporanea, Macerata.
Obscuratio, termine latino che significa “eclisse”, titolo della performance, ha come pretesto la citazione dell’Opus alchemicum, ma esprime l’esigenza di una evoluzione interiore che passa attraverso un momento di ossessiva introspezione, apparentemente statica, detta appunto melanconia. L’azione si sofferma su questa prima fase del processo ma include elementi estetici e simbolici che citano le altre tre, nell’attesa di una possibile metamorfosi. L’intervento performativo che mi vede assumere una dimensione meditativa, sottolinea la necessaria condizione di travaglio psichico e mentale che ogni artista deve attraversare per portare a compimento la propria opera.