Skin Borders

On 24 aprile 2013

Work in progress composto da tre momenti performativi sulla dimensione del Corpo come luogo di continui processi trasformativi psichici e fisici.

Skin Borders è un articolato work in progress. Composto da tre significativi momenti performativi, indaga la dimensione del Corpo come luogo di continui processi trasformativi psichici e fisici.
I tre progetti che lo rappresentano nelle azioni di Obscuratio, Human e Into the core hanno esaminato, in un gioco scenico, la messa in discussione del concetto di “umano”. Essi sono stati proposti in tre differenti spazi per la divulgazione dell’arte: rispettivamente in “Galleria Fuorizona arte contemporanea”, a cura di Cristina Petrelli nel 2008, al “CRAC” di Cremona, a cura di Dino Ferruzzi e Gianna Paola Machiavelli nel 2009 e in “Sponge Living Space” a Pergola (PU), a cura di Massimo Guastella nel 2011.

In contrapposizione agli standard contemporanei di bellezza che si iscrivono nelle carni femminili e maschili e nella più completa consapevolezza messa in scena, l’intera ricerca si sviluppa attraverso la contraddittorietà e l’ambiguità estetica dei propri contenuti. Protesi, allestimenti di luce, strumenti chirurgici e accessori di sale operatorie, rivestititi o trattati nella loro “natura” come fossero oggetti preziosi, intendono enfatizzare l’avvento delle nuove tecnologie e dei nuovi canoni estetici. Le azioni incarnano rituali entro cui il corpo dell’artista è coerentemente proposto come asessuato, mutante e contaminato e dove i luoghi adibiti alla performance sono spesso modificati nelle loro coordinate spaziali.

Per concludersi, Skin Borders prevede un’ultima tappa con la realizzazione di una grande installazione multimediale composta sia dagli oggetti (teche, strumenti, protesi, poltrona, barella) che ne hanno fatto parte, sia dai video che ne documentano le azioni performative precedenti, concentrando l’attenzione sulle tracce del lungo processo.

Solo resti e reperti, dunque, di un corpo transitorio come in una forma di archeologia contemporanea che si sottrae, in questa ultima fase, alla propria esposizione.

L’installazione finale di “Skin Borders” al momento non è stata presentata in nessun luogo.


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