Per Te

On 27 ottobre 2017

La performance “Per te” comprende considerazioni su molti elementi che caratterizzano la mia indagine artistica complessiva. In particolare: il tema dell’incontro profondo con l’Altro, la comunicazione corporea come scambio emotivo e trasformativo, il recupero identitario delle proprie radici lontano da qualunque forma di campanilismo culturale e la fiducia positiva del cambiamento oltre il dolore e la sofferenza, perché si sa che, per la natura della vita stessa, nessun essere umano ne è esente.

L’azione è stata proposta nella ex farmacia del Monastero di Fonte Avellana, all’interno delle tre giornate di studio interdisciplinare sul tema del “desiderio”. (Per conservarne l’attualità preferisco tuttavia darne una descrizione al presente, come se si svolgesse in questo momento).
La performance si compone di due momenti diversi ma strettamente interdipendenti. Lo spazio è suddiviso in due zone da una tenda. In una dimensione raccolta e suggestiva, favorita anche da una particolare illuminazione che esalta l’intimità del luogo, il fruitore attende il mio arrivo. C’è silenzio, e insieme un’energia emotivamente densa. A terra, cocci di vetri trasparenti segnano un percorso che attraversa in modo longitudinale tutto lo spazio della ex farmacia.
A piedi nudi, cammino sui vetri e intono poche frasi di un canto d’amore popolare delle terre del “Brindisino”, dal titolo: “Lu sittaturu”. Il canto, per l’esattezza, ha origine dal paese di San Vito dei Normanni, di cui sono per metà originaria – mio padre infatti era nativo di Carovigno e mia madre è originaria della città austriaca di Salisburgo, nonostante i suoi genitori fossero dell’Est Europa.

Lu “sittaturu” è un posto, più o meno improvvisato, dove sedersi.

“Lu sittaturu” è il canto sanvitese per eccellenza, conosciuto anche dai più giovani. E’ una serenata che assume la forma del lamento e del desiderio, forse perché chi canta sa già di avere poca speranza nel corteggiamento. E’ un canto d’amore impossibile, è la litania di un perdente, che a tratti si ribella  per questa situazione senza uscita, immaginando che una spina si possa ficcare nel piede dell’amata.

Finito il canto, ogni fruitore,  è invitato ad entrare da solo nella sala di fondo dove sono pronta ad accoglierlo. In un gesto di offerta e donazione reciproca, ciascuno può  fare su di me tutto quello che avrebbe voluto fare ad una persona che desidera in quel momento, qualunque sia il gesto.

A conclusione dell’interazione così delicata e carica di intensità, chiedo di pronunciare soltanto il nome della persona a cui è dedicata. Di ogni gesto sono lo specchio del desiderio dell’altro.

Pronunciare il nome della persona è un modo simbolico per fare arrivare ad essa la magia del sentimento e la sacralità laica della “relazione” che, per motivi irrazionali e di cui solo in parte ci è dato sapere, li unisce o li separa nell’ambivalenza dell’amore.

Carezze, abbracci, baci delicati, sguardi e parole sussurrate di richiesta di perdono: questi i doni che ho accolto a cuore aperto, con gratitudine e umiltà.

L’ultima interazione l’ho condivisa con l’amico Matteo De Simone, psicanalista e curatore dell’intera manifestazione. Ormai colma e provata dalle intense istanze emotive di ogni singolo partecipante, ho voluto fosse lui a prendersi cura della mia persona e delle mie radici culturali.

Matteo avvicina a sé un catino colmo d’acqua, in un gesto simbolico importante di cura e mi lava prima un piede e poi l’altro. E’ un segno di purificazione, di accoglienza e di profondo rispetto, perché i piedi sono la sede in cui vengono collocate idealmente le radici identitarie di ogni cultura.  Per la peculiarità del progetto e per le caratteristiche della sua persona, nessun altro avrebbe potuto sostituire il suo “ruolo”.

L’ultima parte della performance, come anche la prima, si è svolta alla presenza del pubblico per condividere un momento di riflessione collettiva, a differenza delle singole interazioni che esigevano uno spazio d’ascolto più intimo e riservato preservandone così la spontaneità dei gesti.

“Per te” nasce come elaborazione ulteriore di un altro progetto performativo ampio e multimediale dal titolo “L’albero delle bugie” che ho appositamente pensato e realizzato per il Museo Macro Testaccio di Roma, lo scorso Aprile 2016, in occasione della VII edizione del Premio Fondazione Vaf, posizioni attuali dell’arte italiana, 2016 – 2017.

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