Anthozoa

On 24 aprile 2013

Performance di Mona Lisa Tina

Anthozoa è un progetto site specific pensato per il MAP – Museo Mediterraneo per l’Arte Presente – di Brindisi. Esso propone un’azione scandita da due momenti con modalità d’interazione simboliche diverse, che sono integrate e connesse al progetto complessivo: il primo è rappresentato dallo svolgersi dell’evento stesso in una dimensione di interazione collettiva tra l’artista e i presenti; il secondo si riferisce a un campo d’azione che vede coinvolto, alla fine dell’evento e in una dimensione temporale privata e successiva, solo il fruitore.

Collocata a metà della navata principale e illuminata da un unico fascio di luce fredda, la performer, immobile, indossa un involucro artificiale che dalla testa si estende per tutto lo spazio circostante. Questa “struttura biomorfa”, rivestita in velluto rosso, sottolinea una personale soggettività mutante dell’artista, dove l’artefatto dell’involucro sembra compenetrarne il corpo, diventando un tutt’uno con lei. Suddivise lungo tutto l’involucro rosso, si articolano poi, come piccole escrescenze artificiali, delle membrane trasparenti, contenenti al loro interno semi di olivo. Ognuno dei presenti, a conclusione dell’evento, potrà portare via con sé, se lo vorrà, uno o più semi, che cercherà simbolicamente di far germogliare in un suo spazio privato. Il fruitore, in questo modo, perpetuerà e modificherà ulteriormente l’azione performativa originaria, integrandola di altri significati profondi.

Il progetto propone differenti chiavi di letture. Tra queste vi è un riferimento al mito greco di Medusa, che diventa pretesto per una riflessione sul mistero della vita e delle sue rigenerazioni. Nelle Metamorfosi di Ovidio si racconta che Perseo, grazie al suo scudo-specchio, uccide Medusa, l’orrenda Gorgone che nessuno poteva guardare direttamente negli occhi, pena l’immediata pietrificazione. Mozzandole la testa, egli diventa il testimone di un inaspettato miracolo: i ramoscelli marini a contatto con essa si trasformano in coralli, e le ninfe accorrono per adornarsene. Anthozoa infatti non è altro che il nome scientifico della pianta di corallo.

Come una Medusa contemporanea, la performer offre al fruitore semi di olivo, che rimandano al significato della vita che si rigenera, alla pace e alla riconciliazione. L’olivo, per giunta, oltre a rappresentare una risorsa preziosa per l’economia del territorio pugliese, è un simbolo importante della liturgia cristiana, praticata con grande devozione in molte regioni del mediterraneo.
Nell’esposizione del suo Corpo nudo ibridato, l’artista invita a riflettere sulla sacralità dell’esistenza, condividendo suggestioni emotive e psicologiche universali, evocate anche dall’identità stessa del luogo, essendo il MAP, una ex chiesa sconsacrata.

Coerentemente con la sua più articolata indagine artistica, Mona Lisa Tina propone ancora una volta una possibile contaminazione di linguaggi visivi: attraverso l’uso del citazionismo, restituisce all’azione presente una dimensione temporale altra, carica di rimandi estetici e culturali alla contemporaneità.

“Anthozoa” è stato presentato nel 2013 al MAP di Brindisi.

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