Io non ho vergogna

On 4 luglio 2014

 

Performance di Mona Lisa Tina

Io non ho vergogna è un’azione pensata per il coinvolgimento del pubblico, in relazione al tessuto urbano.

Il progetto verrà attuato in modo specifico in due luoghi distinti: Piazza San Giorgio e Porto Antico, ma prevede anche brevi soste/passaggi presso locali pubblici e vicoli che si incontrano lungo le due location. I luoghi presuppongono una forte interrelazione tra di loro per la riuscita del progetto.

Sono seduta al centro della Piazza San Giorgio, pronuncio un testo sul tema della vergogna. Esso propone riflessioni legate all’identità come espressione di sé e all’ incapacità di reazione di fronte ad alcuni comportamenti che il mondo esterno a volte ci comunica senza darci la possibilità di difenderci e quindi amplificando un senso di impotenza che blocca la nostra crescita emotiva e psichica. Infatti, quando si costringe qualcuno a vergognarsi lo si umilia. È un modo di spogliare l’altro di ogni dignità, di isolarlo in quanto colpevole e indegno della nostra considerazione.
Per fortuna, sappiamo che la vergogna, come emozione, esprime due facce della stessa medaglia: la prima conduce all’annullamento e alla perdita di sé, l’altro invece può dare inizio a un processo di riflessione e di ricostruzione del sé.

Il progetto è incentrato proprio sul dialogo ambivalente di questi due contenuti. Terminata la lettura del testo in Piazza, insieme al corteo di persone che avranno assistito a questa prima parte, attraverseremo le stradine previste dal nostro percorso e prima di giungere a Porto Antico, luogo dove si svolgerà l’ultima parte del lavoro, entrerò in alcuni dei locali (ristoranti, bar, negozi.) dove avrà avvio la parte centrale dell’azione.
Prima di tutto, esprimerò e condividerò con il pubblico del locale, una mia “vergogna” e chiederò se, a prescindere da ogni costrizione e in assenza di giudizio, qualcuno sia disposto a ricambiare la mia con una sua “confessione”. Instaurerò con le persone coinvolte un contatto fisico attraverso le mani e lo sguardo; le ascolterò, operando una reciproca condivisione attraverso uno spazio speciale ed empatico dove esorcizzare la nostra emotività, attraverso la dimensione del qui ed ora specifico del linguaggio performativo.

Gli argomenti di queste confessioni sulla vergogna dovranno riguardare tematiche proprie dell’esistenza umana: la sessualità e quindi l’orientamento di genere, la salute, il lavoro, la morte. Chiederò il permesso di registrare tutte le testimonianze raccolte con le quali mi avvierò lungo Porto Antico per la tappa conclusiva del lavoro. A Porto Antico, con un sistema di amplificazione dell’audio, ascolteremo tutte le testimonianze in una dimensione che sarà affine a un rituale collettivo di trasformazione emotiva, in grado di superare le prigioni psicologiche dei pregiudizi razziali, religiosi e di genere.

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