Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea

On 5 novembre 2013

A Torino, nella settimana delle Fiere dell’arte contemporanea, si inaugurano tre mostre che hanno in comune il tema, l’autoscatto nella fotografia contemporanea, ma non mancherà qualche video, e il curatore, Giorgio Bonomi, autore del recente libro, Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea, Rubbettino editore, che è stato presentato alla GAM nella scorsa primavera con notevole successo di critica e di pubblico.

Questo è il calendario delle inaugurazioni:

6 novembre, ore 18 presso il Bhuman Shah Art&Meditation Centre

8 novembre, ore 18 presso la Fusion Gallery

9 novembre, ore 18 presso Galleria Riccardo Costantini Contemporary 

Giorgio Bonomi ha scritto recentemente un ampio volume dedicato all’autoscatto fotografico, Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea, Editore Rubbettino, nel quale vengono esaminati circa settecento artisti, di tutto il mondo e dagli anni Settanta ad oggi, i quali hanno fatto della tecnica dell’autoscatto una vera e proprio poetica, in tutto il loro lavoro o in alcuni periodi. Nel corso del 2013 sono state realizzate numerose presentazioni del libro ( ad esempio nelle Accademie di Belle Arti di Brera, di Macerata, di Frosinone, alla GAM di Torino, nelle Università di Perugia e Bologna) e varie esposizioni in spazi privati e pubblici (ad esempio, presso il Museo della Fotografia di Senigallia e al Centro di Cultura Contemporanea del Palazzo della Penna a Perugia), con un numero di artisti differente, a seconda degli spazi. Bonomi, dato l’ampio fenomeno dell’autoscatto, sta lavorando ad un secondo volume, a completamento del primo, che esaminerà circa cinquecento artisti (anche in questa occasione non tratterà di quelle centinaia di dilettanti che “postano” su internet i loro autoscatti casalinghi, bensì solo artisti/fotografi), per cui nelle mostre che ha curato, e in quelle qui appresso spiegate, non si è limitato ad esporre artisti presenti nel libro pubblicato ma anche alcuni del prossimo.

Ora a Torino cura tre mostre in contemporanea: alla Galleria Riccardo Costantini Contemporary, alla Fusion Gallery, al Bhuman Shah Art&Meditation Centre. Da Costantini, nella mostra. Il corpo solitario. Self-portrait / photography and video, sono presenti sette artisti, di differenti età e percorso, ognuno con più opere: Monica Biancardi, Isobel Blank, Tea Giobbio, Julia Krahn, Occhiomagico, Antje Rieck, Eleonora Roaro, Edoardo Romagnoli. Monica Biancardi con Habitus “racconta” la sua storia attraverso i suoi vestiti. Questi, nel video, sono contemporaneamente indossati e tolti dal corpo dell’artista che si “sdoppia” per l’occasione. Poi abbiamo alcuni abiti di “memoria”, cioè appartenuti in vari periodi all’artista, esposti proprio a testimoniare i suoi desideri, i suoi problemi, le sue età, insomma il suo vissuto. Isobel Blank da anni, oltre al video e alla performance, ama riprendersi con l’autoscatto. Da qualche tempo sta sperimentando un modo assai originale e interessante per realizzare le sue fotografie, infatti sovrappone varie superfici fotografiche che presentano, in una porzione della superficie, delle “mancanze” di immagine, cioè viene ritagliato un pezzo della prima fotografia che ritroviamo sulla successiva, e così di seguito. Ci pare che Blank in maniera non imitativa colga il profondo della lezione di Fontana che ricercava al di là della superficie, il cui limite bidimensionale da sempre gli artisti hanno cercato di superare, prima con l’illusoria prospettiva, poi con la matericità. Ora, nella fotografia, l’artista ci dà una nuova possibilità di quel superamento. Tea Giobbio lavora da anni su se stessa, con un affascinante bianco e nero ma anche con il colore. Dal suo corpo “messo a nudo” al “corpo assente” (per esempio vestiti senza il corpo ma solo con i piedi visibili), alle futuristiche composizioni, l’artista, cui certo non difetta il tocco dell’ironia, usa sì le nuove tecnologie ma con risultati tali, come in tanti lavori in bianco e nero, che non fanno vedere l’elaborazione digitale dell’immagine, anzi appaiono come quelle analogiche degli anni passati. Julia Krahn è una delle “scoperte” più significative degli ultimi anni. L’artista, tedesca ma residente a Milano, avvolge in un’atmosfera di sacralità e di purezza i suoi personaggi, che possono essere “la madre”, un angelo” o altro ancora. Questi, grazie ad un uso sapiente delle luci, appaiono avvolti in un candore paradisiaco, e costituiscono una sorta di dolcissime liriche, alle quali ben si adatta il famoso detto oraziano: “ut pictura poesis” (naturalmente sostituiamo “pictura” con “fotografia”, che comunque qui è molto “pittorica”, quasi “rinascimentale”). Occhiomagico (denominazione assunta, nel 1971, da Giancarlo Maiocchi) è un grande sperimentatore, già negli anni in cui la tecnologia non aiutava molto gli artisti, cioè alla fine degli anni Settanta. Occhiomagico realizza fotografie concettuali – intese come “progetto”, non come “oggetto” – con sovrapposizioni, interventi materici sulla superficie, ottenendo così la tridimensionalità. I suoi autoritratti seguono queste modalità e, accanto ad un’evidente ironia, non riesce a nascondere un velo di nostalgia e di memoria, come sempre avviene nelle poesie più sensibili. Tedesca è anche Antje Rieck, ma risiede nel Torinese. Pratica varie tecniche dell’arte, dalla fotografia al video, dalla performance all’installazione, sempre finalizzate ad opere in cui sono evidenziati spazi immaginari, realtà che, pur partendo dal reale, poi creano “campi di sperimentazione” (playing fields) come li definisce l’artista stessa. Così appare liberata da un bozzolo (cocoon) dischiuso, testimoniando una “libertà” ottenuta, con una lotta, dopo la “costrizione”. Anche qui troviamo un uso intelligente delle possibilità tecnologiche che, invece, troppo spesso in altri artisti sono fini a se stesse. La giovanissima Eleonora Roaro già dimostra una notevole personalità, tecnica e poetica. Riscopre vecchi strumenti per vedere le immagini in movimento, in uso prima dell’invenzione della tecnica cinematografica, così da superare la staticità della visione come accade con la lanterna magica: Roaro costruisce lo “zootropio”, poi il suo sviluppo il “prassinoscopio”. Una serie di figure, spesso lei stessa in immagine, costituisce un “loop” (anello, giro) che nel dispositivo meccanico appaiono in movimento. E che non si tratti di un gioco è evidente fin da certi titoli, che rivanno ai primordi della filosofia greca, come Achille amava la Signora Tartaruga, infinitamente. Ironico spesso è anche Edoardo Romagnoli, fotografo e artista di grande esperienza. Nei suoi lavori troviamo, molte volte, la denuncia di situazioni di disagio, di aspetti di vita vissuta, risolte – almeno a livello estetico me concettuale – senza grida né atteggiamenti patetici. Al contrario dimostra una virile accettazione di quello che la vita, nel bene e nel male, offre. Naturalmente tutto con uno sapiente tecnica narrativa che rende la soggettività dell’artista stimolante per tutti gli osservatori o, almeno, per chi è dotato di sensibilità.

La mostra presso la “Fusion Gallery”, Il corpo solitario. Autoscatti nella fotografia contemporanea, ha delle caratteristiche un po’ diverse da quella precedente. Qui, infatti, sono presenti artisti in numero maggiore, anche se con una sola opera. Qui, inoltre, il curatore ripete la ripartizione in Sezioni, con i titoli che aveva usato per i capitoli del libro (naturalmente, si tratta di classificazioni espositive e non assolute).

Sezione I Il corpo come identità

L’autorappresentazione e la ricerca della propria identità sottendono dei problemi ai quali la filosofia, fin dalle origini, ha cercato di dare risposta. Schematizzando, possiamo ridurre i problemi a tre: che cosa è il corpo, che cosa è l’identità, che cosa è l’io. Gli artisti qui presenti cercano di “fissare” il proprio corpo e il proprio io, per conoscere se stessi, anche per un solo attimo, limitando l’estrema trasformazione che la vita opera sull’uomo e sulle cose, oppure evidenziandone l’ineluttabilità. Artisti: Natascia Becchetti – Chen Li – Maria Mulas – Silvia Reichenbach

Sezione II Il travestimento del corpo

Con il travestimento gli artisti sembrano quasi fuggire dalla propria identità e dal proprio corpo reale, per identificarsi in altro da sé; il che, se vogliamo, è però un altro modo per ritrovare se stessi, non certo nell’unità bensì proprio nella diversità. Abbiamo così un sottile gioco tra verità e finzione ove ogni certezza definita e definitoria scompare: la “messa in scena”, il “set”, il “travestimento” permettono la trasformazione del sé in una serie infinita di altri da sé, proprio per ricercare un’identità altra, vuoi per trovare il vero se stesso, vuoi per un gioco di ironia o di narrazione. Artisti: Cristian Ciamporcero – Marco Circhirillo – Virginia Panichi – Giorgia Rizzo – Marco Saroldi

Sezione III Le narrazioni del corpo

Può apparire tautologico parlare di “narrazione” a proposito di arte, infatti ogni opera d’arte contiene un discorso, un racconto, e questo avviene ancora più marcatamente quando il soggetto/oggetto dell’opera è il corpo, il proprio corpo. Tuttavia qui presentiamo artisti che, con l’autorappresentazione ed il travestimento per la ricerca della propria identità, segnano una volontà narrativa più esplicita, componendo un racconto, una storia, sia con immagini singole che con una serie più o meno numerosa delle stesse. Ottengono così una serie infinita di “sé” e di “altri da sé”, spesso identificati con stereotipi e come tali derisi e criticati o assunti come momento necessario delle proprie pulsioni per godersele o liberarsene. Artisti: Stefania Beretta

Sezione IV Il corpo messo a nudo, anche

Certamente il nudo non è una novità per l’arte, anzi esso è uno dei suoi luoghi privilegiati, fin dall’antichità. Più recentemente, dopo la body art, che proponeva positivamente ed in modo eticamente fondata la tematica del corpo, e le performance “scandalose” e tecnologiche che hanno proposto alterazioni, trasformazioni, mutazioni, ibridazioni del corpo dell’artista, annullando ogni qualsivoglia possibilità poetica ed estetica, alcuni artisti, soprattutto giovani, privi delle urgenze della body art e non eccitati dagli effetti delle tecnologie, sono ripartiti dal loro corpo e da questo “messo a nudo”, anche. Questi artisti dimostrano la volontà del “superamento” del limite – inteso non in senso scandalistico ma in quello hegeliano di “togliere e conservare” – dato dall’oggettualità dei prodotti artistici, per un verso, e da tutto ciò che può impedire, da un altro, l’estrema e definitiva messa in scena di sé che non può avvenire che con l’offrirsi nella propria nudità, al di qua della quale non si può andare. E in questa posizione estrema è compresa anche la volontà della massima autoresponsabilità, perché si evitano possibili alibi forniti dall’alterità e dalle cose del mondo: quindi si tratta di una posizione di assoluta verità e libertà, di inveramento di quella tensione che ha coinvolto molti artisti nella ricerca della equivalenza tra arte e vita. Quell’“anche”, nel titolo della Sezione, oltre ad un dovuto omaggio a Duchamp – antesignano nel mostrare il proprio corpo nudo – sta a significare tutte le possibilità che il corpo nudo può offrire, al di là della pura e semplice nudità. Artisti: Miriam Colognesi – Franco Fontana – Andreina Polo – Giada Rochira -Mona Lisa Tina

Sezione V Il corpo assente

Alcuni artisti, pur lavorando con e su il loro corpo, in qualche modo lo celano – o completamente, presentando “indizi” di sé, o parzialmente, riprendendosi solo in alcune parti del corpo –, sia per ragioni intrinseche alle loro poetiche sia per opporsi all’uso eccessivo che del nudo fa la società contemporanea. Lavorano, quindi, sulla frantumazione, sulla precarietà del corpo come unità definita, ed anche sulla sua assenza/presenza per affermare l’impossibilità del corpo come totalità o per ritrovarsi nella propria ombra o in parti anche minime del proprio corpo, o addirittura nella semplice immagine di sé, offrendo così una tautologica “immagine di un’immagine”. Artisti: Maria Bruni – Marina Buratti – Francesca Della Toffola – Cristina Gugnali – Eleonora Manca – Elisa Pavan Sezione VI Il corpo come denuncia e come scandalo Il corpo è un soggetto dell’arte e questa, tra i suoi molteplici contenuti, ha contemplato, almeno dal realismo ottocentesco, la “denuncia”. La denuncia può essere politica, sociale, esistenziale e spesso è proprio attraverso lo “scandalo”che questa avviene. L’etimologia della parola “scandalo” ci porta al concetto di “mettere in movimento”, infatti l’immagine scandalosa mette in movimento le coscienze, le certezze, i principi ritenuti immutabili ed è, quindi, produttrice di riflessione, di mutamento, di trasformazione, di sé e degli altri. Certamente non è facile con l’autorappresentazione esprimere contenuti di denuncia sociale o politica, questi si ottengono più facilmente con il “travestimento” o con la “narrazione”; tuttavia, l’artista che vuole esprimere una denuncia di tipo esistenziale spesso, attraverso mediazioni, raggiunge il sociale e il politico, inverando un vecchio slogan “il personale è politico”. Così con il proprio corpo questi artisti “denunciano e/o scandalizzano”, certo in maniera soggettiva ma non, se così si può dire, “soggettivistica”, poiché offrono il loro discorso a soggettività più ampie, convinti della possibile universalizzazione del loro messaggio, che del resto è una delle finalità dell’arte. Artisti: Isabella Bona – Libera Mazzoleni – Irene Pittatore

Sezione VII Il corpo come sperimentazione

Qui sono presenti artisti che, nel riprendere se stessi, ottengono un prodotto estetico che definiamo di “sperimentazione”, non solo e non tanto per le tecnologie usate quanto per l’immagine finale che risulta insolita, nuova, appunto “sperimentale”. Per questo, pur se tutti propongono una tematica rapportabile a quelle delle altre sezioni, abbiamo trovato di maggior interesse sottolineare proprio la loro capacità innovativa formale al di là dei contenuti. Artisti: Fulvio Bisca – Glenda Boriani – Silvia Celeste Calcagno – Luigi Erba- Alessio Larocchi – Alessandra Tescione Altre caratteristiche offre la mostra presso il Bhuman Shah Art&Meditation Centre, Autoritratti fotografici contemporanei, dove in questo spazio contenuto si presenta una sola opera di sette artisti, diversi per età e percorso culturale, che però hanno sempre lavorato con la poetica dell’autoscatto fotografico. Se i ritratti di personalità mondiali della cultura e dell’arte di Maria Mulas sono molto noti ed a ragione, dato il loro alto livello, altrettanto lo sono gli autoritratti che periodicamente l’artista effettua. Anche Stefania Berretta, fotografa a tutto campo, spesso si cimenta con l’autoscatto, ora come una sorta di diario di viaggio, ora come momento per fissare la propria identità. Tea Giobbio ama “giocare” con le immagini del suo corpo che appare ora nudo, ora solo in qualche sua parte (ad esempio vediamo i suoi piedi che escono da una lunga veste), quasi sempre in un’atmosfera ironica. Silvia Reichenbach da anni si autoritrae con la fotografia, offrendo allo spettatore uno sguardo intensissimo, per cui è lui che viene osservato e non viceversa, con tutti i problemi di identità e autoconsapevolezza che questa situazione mette in moto. Isobel Blank in una serie di nuovi lavori sembra cogliere, in modo originalissimo, la lezione del “taglio” di Fontana, “bucando” la superficie di varie fotografie che unite, una dietro l’altra, ridanno l’immagine completa. Edoardo Romagnoli racconta spesso momenti di vita personali e lo fa sempre con un forte senso ironico. Così l’artista, sorridendo di se stesso, dà un’indicazione, etica prima che estetica, all’osservatore: la vita va presa con ironia, anche nei casi più gravi. Abbiamo infine Alessio Larocchi, che crea diversi ambiti in cui si “trasforma”, cioè con l’autoscatto riesce a creare situazioni, collocazioni, spostamenti, se si vuole onirici, ma certamente “verosimili”, altrimenti impossibili.

Riccardo Costantini Contemporary  Via della Rocca 6/b Torino    011 8141099   riccardocostantini65@gmail.com

Fusion Gallery Torino  Piazza Peyron 9/g    347 8750263     fusion@gmail.com

 Bhuman Shah Art&Meditation Centre Torino Via Sant’Anselmo 34/E     349 4768696   info@bscentre.it

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