Human

On 24 aprile 2013

Performance di Mona Lisa Tina

Lo spazio, invaso da luce rossa, rivela una condizione di attesa e sospensione. Al centro, illuminato da un fascio di luce bianca, disteso su una barella, un corpo giace immobile.
Tre teche, in vetro e specchio, sono posizionate ciascuna lungo le tre pareti perimetrali della stanza, impreziosite dal rivestimento in seta rossa, che ricorda il tessuto dei paramenti sacri: espongono strumenti chirurgici utilizzati in ginecologia, andrologia e veterinaria. L’attenzione è posta sul corpo, il corpo dell’artista, come luogo vivo da modificare. È un corpo contaminato, che aspira a una visione aperta e persino incerta dell’identità individuale, fisica e psichica. È un corpo nudo, consapevolmente messo in scena nella sua natura di ibrido: è maschio, è femmina, è animale, è vegetale.
Così esibito e offerto, esso propone al fruitore la ricombinazione dell’identità individuale e l’ibridazione dell’io (Gilles Deleuze e Felix Guattari).
Vengono così reinventati, nella finzione, nuovi canoni estetici, enfatizzando l’avvento delle nuove tecnologie ormai in grado di generare nuove figure dell’immaginario.
Tutti gli elementi del percorso l’artista sono riconducibili ad un’ottica postumana, pur attingendo dalla body art degli anni 60, che pensava al corpo come luogo d’azione artistica e di provocazione politica e sociale nei suoi limiti e nei suoi confini biologici (anche se già il movimento punk degli anni ’70 aveva aperto la strada a idee e comportamenti che confluirono successivamente in un nuovo modo di pensare al corpo con pratiche dolorose, come il pircing e il tatuaggio, in una prima forma di manipolazione e trasformazione del proprio aspetto fisico).
La riflessione celebra la trasformazione del corpo dove il genere e la forma non definiscono più l’essere umano, la sua singolarità e la sua appartenenza.
Human è il nuovo corpo che si libera dall’adeguamento a un modello ideale di bellezza, di razza e di sesso e celebra le infinite possibilità di contaminazione dei generi e di pensiero in un corpo fisico e mentale transitorio”.

“Human” è il secondo momento del progetto “Skin Borders” suddiviso in tre fasi e presentato al “CRAC – Centro Ricerca Arte Contemporanea di Cremona” nel 2009.

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