Performance: Di ogni buio, di ogni luce, 13 Aprile 2019, Bologna

On 12 aprile 2019

               “Di ogni buio, di ogni luce”, performance di Mona Lisa Tina

               FactoryBo via Castiglione 26 Bologna – sede operativa de La Comunicazione Diffusa APS

           13 aprile 2019 ore 18,30

         segreteria@lacomunicazionediffusa.it          

 

La performance Di ogni buio, di ogni luce è un progetto interdisciplinare ancora in fieri che accoglie riflessioni sui temi universali dell’identità, dell’incontro profondo con l’altro e della fiducia positiva nel cambiamento: un cambiamento che è possibile solo attraverso il dialogo e il confronto autentico tra le persone, al di là di qualunque tipo di differenza legata alla cultura di appartenenza, all’etnia, all’orientamento sessuale, all’età e al credo religioso. L’azione si compone di momenti di silenzio, di interazioni individuali e collettive con i presenti, al fine di condividere da un lato un’esperienza estetica specifica di arte contemporanea, dall’altro un’esperienza “sentimentale” paradossalmente molto concreta e reale.

 La performance di Mona Lisa Tina come esperienza trans generazionale

 

«Mentre lavoravo al mio albero genealogico, – scrive Jung - ho percepito la strana comunanza di destino che mi collega ai miei avi- e continua:  - Ho sempre pensato di dover rispondere alle domande che la vita aveva già posto ai miei antenati e alle quali non si era trovata risposta, [...] di dover provare a risolvere, o semplicemente, di dovermi ancora occupare di ciò che le epoche anteriori avevano lasciato in sospeso»[1].

Rileggere questa riflessione dello psicanalista svizzero mi è parso illuminante per approcciarmi al lavoro di Mona Lisa Tina-artista di origine salentina che vive e lavora a Bologna- offrendo una interpretazione del suo progetto in una chiave di lettura che attinge ai miei studi junghiani.

D’altra parte Mona Lisa ha fatto dell’azione performativa la pratica di una profonda analisi esplicitata nella esecuzione di un’arte viva e multidisciplinare. Dove, tra l’altro, riverbera la ricerca “forse impossibile” – come evidenzia lei stessa – della storia e della memoria della sua famiglia di origine, composta da persone, in alcuni casi, totalmente sconosciute e provenienti da e/o emigrate in sette paesi del mondo: Stati Uniti, Russia, Ucraina, Polonia, Austria, Germania e Italia. «In realtà per me- spiega l’autrice- si è trattato di un pretesto significativo che lascia spazio alla mia convinzione generale che i legami famigliari siano istanze fluide e per loro natura difficili da definire».

Di fatto Bowen, paragonando l’Io familiare ad una sorta di raccoglitore della psicologia di tutti i suoi membri, lo immaginava come una massa indistinta, indifferenziata: «un crogiolo di idee, opinioni, emozioni, sentimenti, modi di essere, modi di comunicare»[2].

[...]

L’albero genealogico dunque non sempre è sigillo di relazioni funzionali nell’ambito dei suoi componenti -spesso ambivalenti e nel peggiore dei casi, distruttive-. Lo sottolinea anche l’artista che aggiunge: «credo tuttavia necessario averne consapevolezza e conoscerne le vicende, per poter contare su una visione di se stessi più chiara, per modificare in meglio alcuni tratti caratteriali che ciascuno di noi ha inconsapevolmente “ereditato”».
[...]
Attraverso il suo straordinario lavoro, Mona Lisa riesce ad innescare una dimensione di ascolto, di sintonizzazione delle emozioni e di annullamento della proprie capacità di giudizio sino a toccare sensibilmente le dimensioni più profonde e intime del pubblico, attivando così, in modo fluido e naturale, uno spostamento e un cambiamento di energia emotiva psicofisica: da lei stessa al partecipante, dal partecipante all’esterno.

Assistere alla sua azione performativa equivale a condividere da un lato un’esperienza estetica specifica di arte contemporanea, dall’altro un’esperienza “sentimentale” paradossalmente molto concreta e reale.

 Lori Adragna


[1]Carl Gustav Jung, Aniela Jaffé, Ricordi, sogni, riflessioni di C. G. Jung, Rizzoli, 1978

[2]Murray Bowen (1974), Toward the Differentiation of Self in One’s Family of origin, Family Therapy in Clinical Practice (reprint ed.), Lanham, MD: Rowman & Littlefield (published 2004),

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